Campo Estivo 2018 Oratorio San Filippo Neri
e Sant'Agnese
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Campo Estivo 2018
Oratori S. Filippo Neri e S. Agnese
Pellegrinaggio a Roma dei ragazzi della Professione di Fede 2004 - Fotografie all'interno!!!
Inserito il 2004-03-31 18:38:05 - Letto 1077 volte.


IL PELLEGRINAGGIO CRISTIANO
«Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errando di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pane secco, e nella tasca interna del camiciotto la sacra Bibbia. Null’altro». Comincia così il Racconto di un pellegrino russo, un’opera anonima di forte intensità spirituale che ha avuto grande fortuna anche in Occidente. Il pellegrinaggio è, infatti, un’immagine della stessa spiritualità cristiana: «Usciamo anche noi dall’accampamento afferma la Lettera agli Ebrei e andiamo verso il Cristo perché non abbiamo quaggiù una città stabile ma cerchiamo quella futura» (Eb 13,13-14).

Già Davide, quando si era presentato davanti a Dio con le offerte per la costruzione del Tempio, aveva pregato a nome di tutto Israele così: «Noi, o Signore, siamo pellegrini e stranieri come tutti i nostri padri» (1Cr 29,15).
Pellegrino è, infatti, Israele nell’esodo che lo conduce dalla schiavitù egiziana verso la terra della libertà. Pellegrino era stato Abramo la cui prima parola divina ascoltata era stata: «Esci dalla tua terra e va!». Gesù nel Vangelo di Luca è presentato costantemente in marcia verso la città del suo destino ultimo, Gerusalemme, luogo della Croce ma anche dell’Ascensione. Paolo conduce tutta la sua vita in mezzo a «Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, di briganti, pericoli nelle città, nel deserto, sul mare, fatiche, fame, sete, freddo» (2Cor 11,26-27). Pietro esorta nella sua prima lettera i cristiani a «Essere stranieri e pellegrini» (1Pt 2,11) all’interno del mondo in cui vivono.

Il pellegrinaggio è, quindi, una parabola della fede e della speranza, dell’attesa e del futuro, contro la tentazione dell’attaccamento al proprio guscio, alle cose, all’inerzia, al possesso, all’egoismo. Attraverso il pellegrinaggio si risale alle sorgenti limpide della propria tradizione cristiana. Certo, il viaggio in Terra santa è anche la scoperta di panorami esotici, dalla cupola dorata della moschea di Omar all’aspra solitudine del deserto di Giuda, dalla Gerusalemme calcinata dal Sole alle dolci colline di Galilea. Ma per il pellegrino è soprattutto l’incontro con la terra di Cristo, con le strade e i villaggi da Lui attraversati, con gli echi delle sue Parole e dei suoi atti che affiorano dai campi, dal lago di Tiberiade, dalla steppa del Giordano.
Lourdes e Fatima sono centri irrilevanti dal punto di vista storico, artistico e turistico. Eppure costituiscono una delle mete più amate dal pellegrino perché lì egli ritrova, col volto della Madre del Cristo, la conversione del cuore, il coraggio e la speranza in mezzo al mistero amaro e accecante della sofferenza. Chi pellegrina verso questi Santuari, riesce a comprendere in pienezza la beatitudine del Salmo dei pellegrini: «Beati coloro che fanno di Te il loro rifugio, pellegrini che le tue vie portano nel cuore. Via via che avanzano, in oasi di fresche sorgenti la Valle del Pianto vanno mutando, e benedetta una pioggia li irrora» (Sal 84,6-7).

Per questo il pellegrinaggio è molto più di un semplice viaggio, è un itinerario del cristiano verso le proprie radici spirituali per poter continuare con forza e speranza il cammino dell’esistenza quotidiana. Il percorso del pellegrino, come diceva un antico canto tedesco, non è una semplice strada, ma è «la scia del suo destino che ha come meta il Cielo». Perciò, rivolgiamo a tutti i pellegrini l’augurio che un poeta e sacerdote dei nostro tempo, padre David Maria Turoldo, ha espresso in una sua lirica: «Anima mia, canta e cammina. E anche tu, o fedele di chissà quale fede; oppure tu, uomo di nessuna fede: camminiamo insieme! E l’arida valle si metterà a fiorire: Qualcuno - Colui che tutti cerchiamo - ci camminerà accanto».
(Mons. Gianfranco Ravasi)


Il pellegrinaggio a Roma dei candidati alla Professione di Fede è la tappa della Consegna del Credo. Andare a Roma è un modo e un’occasione per crescere nella fede e nell’amore fraterno, se però tutti ci impegniamo al perdono, all’accoglienza sincera, alla carità fraterna.
Questo pellegrinaggio presso la Tomba dei santi Apostoli, dei primi Martiri della Chiesa, tra cui ricordiamo sant’Agnese, Patrona dell’Oratorio femminile, san Tarcisio, Patrono del Gruppo Chierichetti, santa Cecilia, Patrona del Coretto, di tantissimi Santi, tra cui ricordiamo san Filippo Neri, Patrono dell’Oratorio maschile, è un’occasione di sincera ed autentica crescita nella fede e nell’amore per tutti coloro che vi parteciperanno.




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